Flora, maestra montessoriana, arriva a Varese

Il Calendario montessoriano della Montesca compilato da Flora sul registro di classe di Valle Olona 1929/30

Cari lettori,

innanzitutto, che sia una Buona Pasqua di Resurrezione e Rinascita per tutti noi.

Come promesso, proseguo con la storia di Flora, che – ne ero sicura – sta appassionando molto i già numerosi affezionati a queste pagine. Una storia molto particolare, che ho scoperto alcuni anni or sono ritrovando i diari negli archivi sotterranei della scuola Righi di Varese – quartier generale storico del comprensivo VARESE 1 – e che ho deciso di pubblicare a partire da questa primavera: e il motivo lo scoprirete proprio in questa puntata, perché si tratta di un’autentica sorpresa di Pasqua.

Ci vorrà un breve riassunto per ritrovare il filo del discorso, e anche qualche aggiustatina rispetto alla puntata precedente. Una mattina di inizio dicembre del lontano 1929 una giovane maestra trentenne di Milano, Flora V., approda a Varese dopo un viaggio in treno che le sarà sicuramente rimasto impresso nella memoria per sempre: tant’è vero che sul registro – e perdonatemi, ci ho riflettuto solamente dopo! – anziché lunedì 2 dicembre – data dell’effettiva presa di possesso della cattedra – annota la data del 1 dicembre, che in realtà quell’anno cade di domenica.

Proviamo ad immaginarci quell’ora (magari senza ritardi…) di percorso in un mattino di gelo dell’incipiente inverno. Flora, donna colta e curiosa, vuole arrivare nella città che la ospiterà fino alla fine dell’anno scolastico informata sui luoghi e sulle situazioni in cui si troverà ad operare: così, in stazione a Milano, acquista probabilmente la Cronaca Prealpina in edicola, nell’edizione domenicale che a quel tempo copre anche il lunedì. Subito le balza all’occhio un pezzo di Giannetto Bongiovanni – molto ben scritto, si sarà detta – che traccia un rapido sguardo sullo stato dell’arte del turismo a Varese e provincia: una vera e propria “questione turistica” dibattuta in quei giorni nella Provincia Giardino, “fra tutte le sue consorelle italiane una delle meglio dotate, una delle più felici, una delle più belle”, benché ci sia ancora molto da migliorare nella rete di comunicazioni: “dalle due stazioni – legge Flora – irradiano ferrovie, tranvie, automezzi i quali, in coincidenza con battelli, funicolari ecc, permettono di girare in lungo e in largo le più belle vallate e le più belle località della regione. Non è detto – osserva il cronista – che però non possano essere migliorati”.

L’articolo di G. Bongiovanni del 1/2 dicembre 1929 sulla Cronaca Prealpina

La nostra maestrina è felice: si sente chiamata in un ambiente che le sarà sicuramente amico. Già immagina di far lezione con la sua classe immersa in quegli scenari incantati: fiumi, laghi, monti, colline… Scorrendo le pagine, viene catturata dalla rubrica delle Notizie letterarie che riporta un’offerta di un milione di lire fatta da un editore americano ad “uno scrittore e poeta italiano, italianissimo, il più grande di tutti”, Gabriele D’Annunzio, “purché egli si impegni a scrivere un libro autobiografico”. E mentre ai suoi occhi, dal finestrino, gli scenari prealpini si fanno sempre più nitidi e si inseguono i monti e i campanili, inseguendosi con le notizie del giornale – al Sociale danno, in quei giorni, proprio per le scuole elementari, gli spettacoli delle marionette di Yamba – un trafiletto in chiusura la immalinconisce: Varese piange la sua maestra Savina, insignita della medaglia d’oro ai benemeriti, morta dopo breve malattia e quarant’anni di insegnamento iniziati proprio nella scuola dove Flora sta per prendere servizio: alla De Amicis di Valle Olona. Savina Faini, questo il nome della compianta, ha avuto l’onore di avere fra i suoi allievi anche lo scrittore di successo Guido Da Verona.

Il trafiletto di cordoglio per la maestra benemerita Savina Faini, pietra miliare della scuola varesina di inizio Novecento

Quella domenica trascorre alacremente nei preparativi, forte dell’ospitalità allestita rapidamente da alcuni amici di famiglia in una villa di villeggiatura: il trasferimento è stato comunicato dall’oggi al domani. Ma il tempo di organizzarsi ci sarà: l’importante sarà prendere confidenza le ventinove bambine che la attendono come la manna dal cielo, essendo la loro classe divenuta decisamente ingestibile nei numeri, una sessantina di unità sotto un unico e giovane insegnante pur di buona volontà e ottima preparazione, Leopoldo Giampaolo.

Il frontespizio del registro dello stesso anno scolastico 1929/30 del maestro Leopoldo Giampaolo

Fin qui, più o meno, conoscevamo la vicenda. Insediatasi nell’affetto corale delle bambine, Flora lavora spesso in collaborazione con il collega di terza maschile al quale ha dimezzato le fatiche, tant’è vero che per mancanza di spazi decidono di realizzare un unico presepe nella classe dei ragazzini, mentre alle piccole spetta decorare l’albero che viene benedetto dal Parroco: un albero “pieno di buone intenzioni e di buoni propositi”. Tanto apprezzato che la nostra Flora formula un invito alla scuola di Bizzozero allo scopo di far ammirare gli allestimenti natalizi, ma soprattutto di instaurare una concreta amicizia che effettivamente sboccia e si alimenterà negli anni di una corrispondenza fitta fra le bambine: di mese in mese, come si evince dal diario di classe, si scambiano visite reciproche e notizie storiche e di vita quotidiana sui rispettivi rioni.

Le vacanze di Natale quell’anno durano dal 22 dicembre al 3 di gennaio, quando riapre la scuola. Il 25 Febbraio Flora orgogliosa scrive: “Oggi la nostra scuola ha avuto l’onore di ricevere la visita del nuovo Prevosto della Città, il Reverendo Alessandro Proserpio, il quale ha avuto parole cortesi e famigliari con le alunne e si compiacque della loro espressione di letizia e della salute buona che traspaiono dai loro visetti”. (Monsignor Proserpio, il buon Prevosto degli anni di guerra, è ricordato in un monumento splendido opera – se non vado errata – di Vittore Frattini all’ingresso del Cimitero di Belforte. Portategli un fiore e una preghiera, se passate da quelle parti).

Il bel diario, puntuale nella sottile scrittura a pennino, si snoda in triplice forma: un rapido schema annuale, un programma mensile e un resoconto in cui la maestra annota di volta in volta le vicende più significative occorse in classe. Ma nel programma mensile balza all’occhio un dettaglio non secondario, e potete immaginare la mia emozione nell’apprenderlo: la giovane insegnante è di formazione montessoriana ed è probabilmente una delle prime maestre specializzate nel metodo che tanta fortuna avrà nei decenni successivi. Flora, infatti, ha cura di definire con cura il proprio “Calendario della Montesca” negli argomenti da trattare per ogni materia: per prima viene la religione, affrontata con le preghierine ma anche la spiegazione del culto popolare dei santi, dopodiché si passa al canto e al disegno dal vero, dove saper tratteggiare lo schizzo di una foglia degli alberi del giardino della scuola – che diverranno per lei e le sue allieve totemici amici e custodi – è altrettanto importante quanto l’ortografia e le regole dell’aritmetica.

Passano i mesi e arriva la primavera: è il 31 marzo quando Flora racconta di aver già fatto quattro uscite sul territorio con le sue allieve.

“Fino ad oggi le passeggiate furono quattro. La prima ebbe per scopo o studio geografico del luogo: l’orientamento, il concetto di colle, di versante, di vetta ecc e fu studio d’osservazione della natura invernale. La seconda fu la visita ad una casa in costruzione. La terza ebbe principalmente lo scopo di misurare la distanza della scuola dal centro di Varese e il fine di dare un concetto intuitivo dell’ettometro e del chilometro.

Oggi con le altre classi si fece un’altra passeggiata con lo scopo di conoscere parte dei dintorni di Valle Olona e di osservare la natura risvegliantesi al tepore primaverile”. La visita alla casa dà modo a Flora di lavorare sullo studio degli ambienti domestici e anche di iniziare un bellissimo lavoro comparativo fra il dialetto e l’italiano: parlando con i muratori, infatti, nasce l’idea di tradurre le parole della casa dal dialetto all’italiano e viceversa.

Flora annota di volta in volta le varie visite: quella del direttore sezionale che si complimenta per il suo lavoro, quella del medico vaccinatore dott. Pisani, infine quella della vigilatrice che trova parecchie alunne anemiche: Flora riconosce che la causa delle mancate cure “ricostituenti” è la povertà delle piccole, indicata purtroppo quasi coralmente a margine dell’elenco alfabetico nel registro.

Arrivata a questo punto, mi è necessario fermarmi per non appesantire troppo il racconto e la lettura: riprenderemo da dove ci siamo fermati.
Dopo le vacanze, assieme alle altre storie, proseguiremo con qualche notiziola sulle avventure di Flora e sulle sue tenere allieve.

Sperando di aver tenuta avvinta la vostra attenzione, e certe di aver fatto cosa gradita nell’anno montessoriano di aver svelato la sorpresa, auguriamo a voi e alle vostre famiglie una lieta Pasqua (in ritardo: ormai Pasquetta!) e feste serene ovunque le trascorriate.

Laura, con la complicità di Flora.

(Questa puntata è dedicata ad Ave, custode dele chiavi del giardino di Varese, nel primo suo anniversario, e alla sua mamma Maria, indimenticabile amica e prima lettrice)

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