Una passeggiata in Varese parte seconda. Sala Veratti, Artisti Indipendenti e una corsa ai Giardini.

Sabato 5 luglio 2025. Con la mia amica Samantha Crespi, in Corso Matteotti.
Giardini Estensi

Un po’ di fretta, e me ne scuso, riassumo l’incursione in quel dell’arte varesina di sabato 5 luglio, après le déluge. Avevo proprio voglia di farmi una passeggiata rigenerante per le vie della città, a naso in su, respirando la frescura portata dalla tempesta: adoro la sensazione di tabula rasa che i temporali repentini regalano a mezza estate quando si è stanchi, assuefatti di tutto e tutti.

Sala Veratti, che fu l’antico refettorio del chiostro di Sant’Antonino, ha una storia fascinosa che ho anche studiato in archivio di recente, ma che in questo momento non ho testa o volontà di rievocare: solo, basti sapere che nel 1927 l’allora podestà Domenico Castelletti in qualità di vate del nascente Circolo degli Artisti l’affittava dalla famiglia Veratti per consacrarla alle esposizioni d’arte non ospitabili nel più solenne ed ufficiale Salone Estense. Ecco perché mi risulta tanto fascinosa ed azzeccata l’attuale mostra che perdurerà sino a tutto agosto ospitando opere dei cosiddetti Artisti Indipendenti varesini.

Operazione meritoria, lo dico da tempo, da parte dei volontari (in pratica gli artisti medesimi) il tenere aperto, seppur solo di sabato e domenica un ambiente tanto spettacolare: un delitto lasciarlo interdetto alla cittadinanza.

Qui le Sibille del Magatti, le scene ad un tempo profetiche e contadine del Ronchelli dialogano serene con le opere contemporanee come fossero care amiche che si incontrano per la via dopo un lungo inverno.

L’arte ha il potere di rinnovare il colloquio sui grandi temi dell’esistenza così come sulle piccole cose fondative della vita quotidiana.

(Dedicato a Samantha, amica e artista preziosa e gentile).

Sul sagrato di San Vittore

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