Negli archivi varesini, dove batte il cuore della mia città

Con la cara Antonella Veneziano, amica fidata e archivista preziosa

Oggi avevo in progetto di scrivere tutt’altro; ma come spesso mi accade, in maniera del tutto imprevedibile, riesco a scombinare le carte all’ultimo minuto, in specie sotto l’influsso del plenilunio in arrivo.
Questa mattina avevo preso un appuntamento per studiare nell’archivio comunale di via XXV Aprile, che dal 1939 è ospitato nei locali sotto la palestra del Cairoli. Per la verità l’ho preso doppio, non solo per oggi ma anche per giovedì mattina, il giorno appunto della luna piena: ho il vezzo di considerarla mia amica oltre che delle cose perdute, e più d’una volta mi sono ritrovata ad aver intuizioni incredibili sotto i suoi influssi, a scoprire storie meravigliose, a sentir la voce dimenticata di questo o quel personaggio che desiderava riaffiorare dalla polvere… com’è successo anche oggi, come succederà ancora, ne sono certa.

Va detto subito: il mio metodo d’indagine non è mai lineare. Quando approdo in archivio, quando mi faccio portare un faldone, so che aprendolo paradossalmente troverò tutt’altro da quello che cerco. Sai da dove parti, non sai dove arriverai, è il monito del mio magister Renzo Talamona, il Poggio Bracciolini di Varese. E così anche in quest’occasione, mentre puntavo a trovare certe carte di inizio secolo scorso di una scuola, i cosiddetti fogli di famiglia – che annotano dati e presenza di tutti i componenti di una abitazione, pubblica o privata – con l’elenco di tutti gli studenti, del corpo insegnante e di servizio – , mi sono perduta dietro a storie parallele incrociate sulla via, fino ad indietreggiare di un secolo ancora e ad arrivare alle elezioni amministrative, ebbene sì, dell’anno 1813.

Dipartimento del Lario – Lista tripla per la nomina del Podestà di Varese. Siamo in piena epoca napoleonica, nel Regno d’Italia proclamato otto anni prima.

Spero si riesca a leggere il documento. Comunque si fronteggiano tre candidati: il settantenne Antonio Molina, già in carica dal 1808, nonché fratello del precedente podestà Vittore Molina, dimissionario per motivi di salute; il quarantaduenne avvocato e possidente Giuseppe Picinelli, di gloriosa casata nobiliare, al cui attivo vi sono persino santi in paradiso; infine il ricco proprietario terriero Giuseppe Pellegrini Robbioni, trentasei primavere, ancora scapolo (la dicitura “nubile” un tempo era da considerarsi unisex sui documenti).

La spunterà il podestà uscente, o sia il non più giovanissimo Antonio, rimanendo in carica altri due anni, vale a dire per sette anni totali (sino alla sua morte, avvenuta nel 1815); gli succederà prima il Robbioni, che a sua volta rimarrà in carica sino al ’21, lasciando il posto a Pompeo Comolli. D’altra parte Antonio e Vittore erano i proprietari delle Cartiere di Valle Olona, assieme ai fratelli Carlo e Luigi: una famiglia molto ben radicata nel tessuto economico e narrativo della città, e che avrebbe tenuto banco in politica e nelle istituzioni per lungo tempo.

Il cortile interno degli archivi, che dà sul blocco scolastico del Manzoni

La cosa che non potevo sospettare è che, uscendo dall’archivio, mi sarei imbattuta nella notizia del Sole 24 Ore sul gradimento degli amministratori italiani, sindaci di provincia e governatori (ormai nota come governance poll) Ora, per un caso di quelli che forse capitano solo a me (che devo esser persona che davvero viene catapultata nelle storie del passato come una rodariana Alice Cascherina), nel documento che avevo considerato ne usciva proprio il gradimento sociale degli aspiranti podestà del 1808, vale a dire le “Opinioni al rapporto morale e politico” dei personaggi in questione. Una scheda di valutazione, naturalmente, giocata in casa duecento anni or sono, che però potrebbe essere considerata senz’ombra di dubbio l’antesignana dei sondaggi di gradimento attuali delle nostre governances.

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