
Ho appreso con vero piacere l’assegnazione odierna del premio Nobel alla scrittrice coreana Han Kang: sono impegnata proprio in questi giorni (io leggo prevalentemente la sera, dopo cena) nella lettura del suo ultimo romanzo tradotto in Italia, “L’ora di greco”.
Lo avevo acquistato alla Feltrinelli di Ferrara, una delle mie librerie del cuore, poco dopo la sua uscita, incuriosita da una recensione letta sul Facebook della mia amica Monica Morotti. Iniziato in primavera, l’avevo sospeso dopo pochi giorni, perché ero bisognosa di “digerire” un poco la storia, che per diversi tratti mi somigliava troppo, almeno nella parte della protagonista, rimasta senza voce per un trauma psicologico.
La voce, ovviamente, per quanto mi riguardava era la mia scrittura. Una voce che non riuscivo più a far fluire, e che mi riportava ad un trauma antico, mai risolto, che di tanto in tanto imprevedibilmente riaffiora. L’unico mio conforto fu lo studio, allora come adesso, ma quando si studia si sa che è difficile, se non impossibile conciliare le due attività nei medesimi tempi. O, almeno, me ne ero convinta così fortemente da arrivare a credere di esser fatta unicamente per lo studio ancora una volta, mentre la mia scrittura, se mai si fosse riaffacciata con urgenza al mio cuore, doveva cercare nuove vie, e questo solo ed unicamente passando dalla conoscenza e dal colloquio con i classici, che avevo a lungo trascurato (pur provenendo da quell’alveo) per concentrarmi sulla cronaca.
Riaperta la Voce, appunto, e risolto in parte il blocco scrittorio, ho ripreso anche il bel libro della Kang (tra l’altro mia quasi coetanea: lei è nata il 27 novembre del ’70, io nel gennaio del ’71) in realtà apparso alle stampe coreane nel 2011 ma pubblicato in traduzione italiana (a mio avviso molto ben curata) per i tipi di Adelphi nel febbraio di quest’anno, e conto di finirlo nei prossimi giorni per poi tornare sul discorso in queste pagine.
Certamente, anche l’argomento portante, le lezioni di greco frequentate in età adulta dalla protagonista, alla ricerca del senso antico della vita nella lingua più musicale della classicità mi è nelle corde. Ho iniziato proprio nell’inverno del 2020 a studiare per la prima volta nella mia vita il greco, seguendo le lezioni a distanza della professoressa Gorla, della Statale di Milano. E’ stata un’esperienza luminosa, rifondativa.
In ogni caso, io che sono sempre estremamente critica nei confronti dell’establishment culturale, questa volta devo ammettere che al Nobel hanno fatto centro.