Tutti i fiori del Castello

Mi piace immaginare che in ciascuno di questi fiori di luglio viva la voce dimenticata delle genti del Castello di tutte le epoche.

“Mi riconosci? Sono l’Angiola bella, l’innamorata di Matteo Biumi… mi volle a tutti i costi come sposa, nonostante fossi una contadina, contro il volere di mio padre, e io l’amai di amore coniugale per tutta la vita” (la splendida storia, ambientata alla metà del Seicento, è raccontata dal cronista Adamollo)

“Io sono Rosalba, la maestra del Collodi che con le mie amiche e don Massimiliano feci prendere vita alla parrocchia del Lazzaretto. Rivivo nei fiori più delicati, che sbocciano all’alba e mi tingo di lei”.
“Noi, piccole campanule, siamo le lavandaie di tutti i tempi, che portavano i mastelli colmi di panni al Vellone, e poi al lavatoio”.
“In me, fiero tasso, rivive l’eroe troiano Belforte: con l’elmo dorato e la spada di fuoco conquistai queste terre al futuro Seprio, e alla leggenda mai rivelata”.
“Noi siamo le coltivatrici dei gelsi, e facevamo la seta più preziosa del circondario. Ci insegnò a lavorarla il Moro in persona”.
“Io sono Franca, sono stata un’attrice famosa, ma le mie prime recite furono nel cortile del Castello, nel dopoguerra, e portavamo le sedie dal Lazzaretto, ed erano tempi faticosi ma felici”.
“Noi siamo i giovani caduti nella battaglia di Biumo, contro il generale austriaco Urban. Abbiamo tinto questi luoghi del nostro sangue, e ora come gocce di rosea rugiada nel mare verde della libertà torniamo a raccontare la nostra storia”.
ops… non sono un fiore ma sono bellissimo lo stesso!
“Non sono molti a conoscere la nostra storia, ma anche noi abbiamo vissuto nel Castello, quando nel Settecento fu adibito a convento. Siamo i fraticelli operosi che coltivavano la vite e producevano il vino eccellente denominato un tempo dei colli biumensini”.
“Ci avete dimenticato: ma noi, le contadine, abbiamo lavorato nei secoli la terra per farne campi di miglio, e poi di mais, e poi di grano: noi siamo state polenta, pane, alimento per le nostre genti”.
“Oggi non ci sono più, ma un tempo i campi qui erano pieni di fiordalisi” dice Flavio Mentasti, storico calciatore e dirigente della Belfortese.
Blu come gli occhi di Mariuccia, l’ultima castellana, mia infinita amica.
“Nocciole acerbe: siamo i chierichetti del Lazzaretto, capitanati da Christian”. Caro, dolce, piccolo monello strappato al mondo troppo presto. Mio indimenticato allievo.
Chi sarà questa noce, o meglio l’albero che troneggia sulla salita di via Scoglio di Quarto? Ma io penso che sia proprio lui, il Barbarossa, venuto ad emanare diplomi e ad accogliere il Marchese del Monferrato e con lui… ma questa è un’altra storia, e la racconteremo un’altra volta.
“E noi? Noi siamo le madri che hanno accudito in grembo i figli di Belforte, e poi li hanno donati al mondo, semi preziosi e fecondi di storia”.
“Non dimenticatevi mai dei ragazzini di Belforte, perché noi siamo stati e saremo sempre il sole che muove il futuro”.

Con questa lieve carrellata vi auguro un’estate serena.
Il mio prossimo tempo sarà in uno spazio lontano per meditare, studiare e iniziare a scrivere una storia varesina che ho necessità di elaborare nella quiete del distacco.
Ci rivediamo a settembre.

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