Piccole questioni programmatiche; e in più il mistero di Flora.

Il frontespizio del diario di classe del primo anno di insegnamento di Flora a Varese.

Cari lettori,

in questi giorni mi state confermando che le storie che vado pubblicando sono di vostro gradimento. Vi devo confessare che, sebbene io abbia per deformazione professionale il classico fiuto del cronista per gli argomenti che si fanno leggere, non mi aspettavo che le piccole cose legate alla memoria dimenticata di Varese e scritte nella nuova veste del giullare avessero da subito un seguito così ampio, soprattutto fuori dal contesto nel quale sono nate (mi state scrivendo e leggendo in tanti da altre città e regioni).

Alcuni di voi mi hanno chiesto perché non le raccolgo in un libro. Un lavoro piuttosto impegnativo è già in cantiere da tempo, ma non ho fretta di pubblicarlo, forse perché mi tiene compagnia con continue novità e scoperte e non riuscirei a staccarmene troppo presto: così, mentre indago negli archivi cittadini e non – la memoria di Varese è sparsa ovunque, sappiatelo! – e passo al setaccio il materiale per il libro dell’anima, mi rimane fra le dita sempre qualche voce che non saprei molto come far rientrare nell’indagine principale. E siccome quando una voce perduta salta fuori all’improvviso da un documento chiamando proprio te non puoi non ascoltarla, ho cercato un modo non complicato dal punto di vista editoriale per dare a queste voci la dignità che era stata sepolta da anni, a volte secoli, dalla polvere del dimenticatoio. La stessa cosa, del resto, che ho fatto per anni con le voci belle e inaspettate che affiorano da un negozio al mattino, da un cancello, da un parco… voci che seguirò ancora nei giorni che verranno: perché la cronaca mi è rimasta nel sangue, e anche se non la pratico più per conto terzi, è una dimensione che non potrò mai rinnegare: palestra di scrittura e di vita, continuerà per sempre ad esserlo.

Mi avete anche chiesto di presentarmi, perché volete conoscere chi sono e sapere della mia persona. Vi rispondo che qui e là sicuramente emergerà qualcosa che mi riguarda, ed è già, ad oggi, venuto a galla parecchio: ma non ho interesse a fare come tanti noiosi che si mettono sul piedistallo e fanno inchinare ai loro piedi i loro personaggi. A me non spetta, qui, raccontare me stessa se non attraverso la scrittura delle storie che mi sono entrate nell’animo, e in cui casco debitamente un po’ come l’Alice di Carrol o – per rimanere sul nostrano – la Cascherina di Rodari. Ecco: prendete di me di volta in volta quello che si trova in un pezzettino nuovo che leggete: io mi ci specchio dentro prima di scriverlo.

Il cancello della scuola Righi di Varese – anno 1884 – ove sono custoditi gli archivi scolastici in cui ho ritrovato i diari di Flora.


Un’ultima cosa: non tormenterò il lettore con post a cadenza quotidiana. Oggi, ad esempio, vi disturbo con questo breve testo programmatico, ma in realtà sto lavorando, per pubblicarlo nei prossimi giorni (ora vedrò se a cadenza più o meno fissa) al “filone” di Flora: una storia delicata e con risvolti romantici che spero vi conquisterà passo dopo passo, come del resto pare abbia già fatto sin dalle prime battute. Dovrebbe catturare anche gli amanti del mistero, perché faremo i conti con più di un’incognita nella vicenda che la vede protagonista: a partire dalla sparizione di qualsiasi immagine che la riguardi. Mi credete se vi dico che ho scartabellato ovunque, ho chiesto a chiunque possa averla conosciuta ma non c’è soluzione all’enigma? Persino sulla sua tomba – eh già: noi amanti delle indagini d’archivio teniamo le lapidi in gran conto, dal momento che una foto salta sempre fuori al cimitero! – non esiste più la fotografia in ceramica che occupava lo spazio delimitato dai gancini metallici: cosa ne sia accaduto, e chi se la sia portata via, e quando, non ci è davvero dato ad oggi di sapere.
Non vi dirò dove è sepolta, per ora, e magari mai: riposa in uno dei quattordici cimiteri varesini – i miei meravigliosi musei varesini a cielo aperto, uno più spettacolare dell’altro benché davvero poco valorizzati – e sono io in persona a prendermi cura della sua memoria. (Subito dopo i primi inattesi riscontri alla prima puntata, facendomi aiutare dalla mia amica e lettrice Raffaella, fioraia indunese, le ho portato un coloratissimo bouquet primaverile di stoffa a cui ho aggiunto anche qualche fiorellino colto nell’aiola antistante alla De Amicis, che ho lasciato seccare nel bel lume perennemente acceso, benché non si trovino parenti, o amici, o conoscenti che sappiano qualcosa di lei, mancata nel gennaio del 1986, e tornata a Varese dopo quarant’anni di assenza un mese prima di morire – la conferma è dalle anagrafi congiunte di Varese e Milano – apparentemente senza spiegazioni).

Dulcis in fundo, dato che il tema cimiteriale mi è particolarmente nelle corde, tenetevi pronti a leggerlo abbastanza spesso. Risuonerà – ve lo preannuncio – tutt’altro che funebre in questi spazi, così come non suona tale assolutamente per me, che frequento più volentieri i morti dei vivi, ultimamente, e chiacchiero con loro amabilmente allo stesso modo attraverso un diario ritrovato o tramite un atto anagrafico, o reperito negli archivi parrocchiali, o ancora una fattura di bottega di cento-e-cinquanta-anni-fa, e infine di fronte ad una lapide, appunto. Colgo l’occasione con questo post per mandare un bacio a tutti coloro che in questi ultimi anni hanno lavorato con me e per me sugli svariati fronti della memoria, essendone custodi: per quanto mi riguarda sono le persone più affascinanti e umanamente premurose, benché sovente obliate, proprio come ciò che accudiscono silenziosamente e con devozione.
(Grazie Luisa per avermi permesso di lavorare negli archivi della Righi per tanti anni. TVB. Questo post è per te)

2 risposte a “Piccole questioni programmatiche; e in più il mistero di Flora.”

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