Il tempo del silenzio e il tempo della voce

Chi vive di parole, come il giornalista, deve sottostare alle ragioni delle pagine – la commissione, il rigaggio, la notizia dell’ultim’ora, gli aggiornamenti, le inevitabili scocciature di chi non ha gradito il pezzo e più spesso, fortunatamente, l’apprezzamento del lettore e a volte del direttore e persino dell’editore – ma – spesso – anche delle pause più o meno previste e prevedibili e dolorose, fino all’esaurirsi del proprio compito di professionista della scrittura, o del proprio talento, o di entrambi.

Dopo una di queste pause, non la prima del resto nella mia avventura con le parole e con le pagine ma sicuramente la più lunga e sofferta, torno a scrivere utilizzando un mezzo a me altrettanto familiare quanto lo era divenuta la carta stampata negli ultimi tempi: il blog nel mare magnum del web (ero stata, nel 2007, forse la prima blogger varesina con Una mamma e sette laghi),lo farò nelle vesti ripetutamente annunciate su Facebook della Voce di Varese (appellativo scherzosamente affibbiatomi da un amico ai tempi della Provincia) e mi dedicherò unicamente alle storie, perché sono loro che sono venute a cercarmi, sono loro le mie committenti: sono tornate a chiedermi di aiutarle ad uscire dall’oblio dal quale sono state inghiottite, a volte perché il presente ha troppa fretta per stare ad ascoltare tutto e tutti, altre volte perché strati di dimenticanza si sono sedimentati su voci che ormai appartengono al passato dei giorni perduti. Siamo simili, mi hanno detto: non puoi dimenticarci anche tu.

Sono storie piccole, di una città dal fascino del tutto originale ma forse non adeguatamente raccontata al di fuori di una prospettiva monocorde e sempre troppo tesa a volare alto – ad inseguire i politici, i personaggi famosi, le questioni economiche sanitarie caritatevoli impegnate ed importanti, quelle che garantiscono la pagnotta a fine mese e rendono magari le pagine un po’ troppo uguali le une alle altre, ma non è certo la cosa più importante per un giornalista che insegue il giorno nel 2022, e che si deve adeguare al mainstream narrativo vincente. E certo, lo capisco sin troppo bene, sono del giro della cronaca pure io, o almeno lo sono stata fino a quando le lancette al mio giornale si sono fermate, e mi sono fermata anche io: ma questa è un’altra faccenda, e non c’è più pianto e non c’è più tempo di raccontarla, e soprattutto è capitato in tempo utile per evitare di essere risucchiati nell’omologazione di quest’ultimo biennio, che del giornalismo ha vissuto a mio modesto avviso le pagine peggiori di sempre, e che faticosamente ne uscirà, ammesso che ne possa uscire davvero.

Quello che so oggi, con consapevolezza nuova, frutto di un nuovo lavoro che ha dettato la svolta, è che le storie piccole non le vede mai nessuno, e a Varese il piccolo è la prospettiva migliore di osservazione: mentre io che sono alla loro altezza le ho sempre viste e mi sono sempre piaciute più delle altre che magari ero costretta di malavoglia a gestire per lavoro. E così, adesso che sono diventata editrice di me stessa e di tempo ne ho a sufficienza per riprendere a scrivere, questo mio povero tempo inutile voglio dedicarlo a loro e a chi, come me, sentendosi sempre troppo inadeguato rispetto alle cose importanti che vengono decise da menti superiori e scritte di conseguenza, ha bisogno nelle sue giornate di volare con la fantasia in qualche storia dimenticata dai più e raccolta da un piccolo giullare di provincia. Un giullare nel senso più genuino del termine, un cantastorie di piazza che di puntata in puntata, di giorno in giorno racconta le storie che ha raccolto qua e là camminando per via, e avendo come fidi consiglieri gli alberi, i fiori, le stelle e la luna.

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Dovrei iniziare a raccontarvi la prima storia, ma per oggi è finito il tempo della scrittura e così ricomincio domani. Vi basti sapere, per ora, che nelle prossime pagine vi presenterò un’amica cara cui sono legata ormai da tanti anni: Flora è il suo nome. Sarà una storia che riguarda lei, e anche un po’ me. E naturalmente, riguarda anche Varese.
A presto.

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