Ileana e i suoi muralisti

Oggi pomeriggio, mentre da buona e scioperata flaneuse mi concedevo due passi in centro a Varese dopo almeno un mese d’assenza per varie ragioni (ho un rapporto complicato con la mia città, questo si sarà capito sin troppo…), passando per via Como mi sono imbattuta in qualcosa di molto luminoso, che mi ha portata indietro di anni: esattamente nel 2016, quando assieme ad una scuola di quartiere (la Salvemini) orchestravo i murales nel Parchetto del Cagnolino in quel di Belforte.

Il flashback mi serve giusto per complimentarmi sinceramente con l’ennesima, bella iniziativa di Ileana Moretti, presidentessa di WG Art (Writing e Graffiti Art), che ha al suo attivo molte operazioni di questo tipo disseminate in tutta Varese e provincia. Lei le chiama professionalmente workshop, mentre io da narratrice preferisco definirle laboratori a cielo aperto; in ogni caso so cosa significa mettere l’anima in un progetto di recupero artistico di luoghi degradati, coinvolgendo i giovani in questo genere particolarissimo di narrazione.



Commuove vedere all’opera tanti ragazzi che, sfidando il caldo afoso delle idi di giugno, sanno regalare ancora colore e poesia al cemento. Mi diceva Ileana di essere stata anche la mente dei dipinti murali all’interno della poco distante Sala Studio Forzinetti: è, quindi, un discorso in fieri, un progetto mirato a rinfrescare il volto di una città spesso spenta, grigia, immusonita. Mi ha detto tante altre cose, spiegandomi ad esempio di quale bando sia vincitore il progetto, che è patrocinato dal Comune, ma siccome oggi non giravo come è mio solito fare ormai altrove con taccuino e matita, purtroppo la mia mente, che spesso divaga per i fatti suoi, non le ha registrate. Spero però di render giustizia al loro impegno, perché se lo meritano sia lei, sia i molti ragazzi che per tutta l’estate lavoreranno ad abbellire Varese con le loro storie floreali e non, ma anche e soprattutto il fantasioso progettista Sea Creative, i cui lavori sono noti anche fuori Varese, per esempio a Milano (in Foro Bonaparte li ho visti personalmente).

Post scriptum: oggi Varese per me era tornata davvero una città da assaporare lentamente camminando. Quanto l’ho camminata, scrivendo di lei. Quando non ho più potuto scriverne, mi si sono bloccate la voce e anche le gambe, e così ho deciso di camminare in una maniera alternativa, attraverso la letteratura.
Ora che forse sono guarita, o forse ho accettato il mio male oscuro, a volte ripenso a quante suole ho consumato per Varese, e mi chiedo se chi pretende di lavorare per il bene di una città, che sia scrivendo o facendo politica, possa davvero evitare di fare altrettanto.
Io non credo.

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