
E’ tradizione milanese e anche varesina che a san Biagio, il 3 di febbraio, si gusti un pezzetto di panettone conservato da Natale, possibilmente portato a benedire in chiesa, perché il santo dai noti poteri taumaturgici – fu, Biagio, in realtà un medico armeno e vescovo cristiano morto martire nel 316 – protegga dai malanni da raffreddamento e delle alte vie respiratorie: “A San Bias – recita il detto popolare – “sa benediis la gola e ‘l nas”.
Mi rivolgo a lui da tanto tempo, avendo avuto problemi alla gola di altra natura, legati alla tiroide, di matrice ereditaria, e alle corde vocali, ragion per cui in passato dovetti abbandonare il sogno dello studio del canto. Rientrati gli allarmi, da allora ho eletto san Biagio protettore della mia voce e della mia scrittura, ed è a lui che chiedo anche per quest’anno di intercedere perché io possa continuare a coltivarle in maniera dignitosa, gentile e produttiva.
Ho scelto per questo breve articolo un dipinto emblematico di Ugo Celada da Virgilio, pittore inizialmente legato al movimento culturale Novecento e al circolo intellettuale di Margherita Sarfatti, di cui costituiva l’astro originalissimo e l’esponente di punta, applaudito da Parigi a Milano. Promotore del realismo magico, originario di Cerese di Virgilio, in provincia di Mantova (da cui il nome d’arte: all’anagrafe fu Ugo Celada), ritrattista di pregio ma anche paesaggista, venne isolato e dimenticato dopo il rifiuto di aderire al Fascismo. Da qui il tramonto e l’oblio della sua arte, il rifugio a Varese alla fine degli anni Cinquanta, la morte solitaria giunta nel centesimo anno di età.
Il 26 gennaio scorso si sarebbe dovuto quantomeno ricordare il ventennale dalla scomparsa, ma dal momento che Varese è città smemorata per antonomasia, non ci si poteva aspettare certo che qualcuno si ricordasse… di averlo dimenticato a suo tempo. E così, di dimenticanza in dimenticanza, la città immemore prosegue impettita ad offrire sacrifici sull’altare dell’Ingratitudine, e a portare in trionfo sempre la stessa minestra riscaldata.
Altro che panettone, caro Ugo.
(in foto: Ugo Celada da Virgilio, 1895-1995, Dolci. Dipinto ad olio su supporto di masonite, venduto all’asta nell’aprile del 2001. Da notare il particolare delle rose bianche e rosse, i colori di Varese)

Udo Celada Da Virgilio, Bambina che legge. Sempre in bianco e rosso, i colori che evidentemente aveva nel cuore.