
(Il logo dell’evento con il Sonetto della Garisenda di Dante, 1287, dai Memoriali Bolognesi)

La sede centrale dell’Università di Pavia in Strada Nuova.
Giovedì 5 dicembre, in una Pavia luminosa e gelida, si teneva il convegno in memoria di Angelo Stella ad un anno dal suo ingresso nella famiglia delle stelle celesti.
Ho aspettato a scriverne, perché in realtà ricorre oggi, 14 dicembre, l’anniversario. Naturalmente c’ero, non sarei potuta mancare, non sarei dovuta mancare, all’omaggio per il maestro dei miei maestri, siderale e umile ad un tempo, di quell’umiltà manzoniana che era stata il solco del suo cammino, umano e di studioso. Giusto e sacrosanto dedicargli un’intera giornata di studi nella magnifica Aula Foscolo dell’altrettanto magnifica Università pavese, dove sin dagli anni Settanta era stato docente di letteratura italiana, e dantesca, di storia della lingua, di dialettologia.

Il convegno ha veicolato un’immagine iconica del professor Stella, a Casa Manzoni, il centro nazionale di studi di cui fu a lungo presidente, davanti al busto di Don Lisander. Per L’Edizione Nazionale delle Opere di Alessandro Manzoni in particolare aveva curato i volumi degli scritti linguistici inediti.
Organizzata da Giovanni Battista Boccardo e Mirko Volpi col patrocinio della Fondazione Corti, di cui Stella fu promotore e anima (oltre che direttore del celeberrimo Centro Manoscritti ricevuto in eredità da Maria Corti), la rassegna di memorie legate al grande linguista originario di Travedona ha messo in luce l’appassionato magistero del discepolo della grande “cacciatrice di fantasmi” d’archivio e di poesia1.

Due figure cui sono particolarmente legata, su cui confluisce un filo di voci straordinario, la scuola linguistica e filologica milanese e lombarda che origina da Cattaneo, Biondelli, Ascoli. Proprio sulla figura di Graziadio Isaia Ascoli in occasione dei cento e cinquant’anni dell’Archivio Glottologico Italiano2, e in particolare sul delicato rapporto che ebbe con la politica e la cultura del tempo, in primis con Manzoni, si era tenuto un primissimo convegno a inizio luglio a Firenze, nella medicea sede dell’Accademia della Crusca, convegno appunto dedicato alla memoria del nostro eminente professore varesino.

Un professore operoso eppure riservato, timido, “Abscondito” come lo pseudonimo che si era scelto da accademico, che nella pala cruscante si immedesimava in una spiga di grano dietro alla quale aveva fatto rappresentare uno specchio d’acqua e le sue care montagne, eco letteraria dei suoi amati paesaggi manzoniani. Un professore che amava ricordare la prima sua tesi affidata ad una studentessa proveniente da studi di ragioneria, e quella compilata sempre sotto la sua guida da un collega della Provincia di Como, Sergio Gavallo, che da pensionato si era iscritto in università senza perdere una lezione per arrivare ad occuparsi del volgare comasco del ‘400, sigillando i suoi studi, chapeau, con il Nostro.
Angelo Stella, nella sua oltre che trentennale carriera di docente a Pavia – aveva esordito in università in sordina, in qualità di bibliotecario, nel ’64, per poi approdare all’incarico di docenza nel 1970, e congedarsi da professore ordinario al termine dell’a.a. 2006/2007 – aveva curato ben cento e cinquanta tesi, più una decina di dottorato, tutte spulciate con cura certosina da Silvia Isella, fra le presenza illustri al convegno, nonché altra grande testimone della scuola linguistica pavese (e, detto con una punta di orgoglio campanilistico che forse dovrei tenere a bada quantunque lo esprima di rado, varesina e figlia di Dante Isella, il cui nome si presenta da sé, che fu sodale di Stella in anni in cui – come amava sottolineare – la cultura a Varese un altro pianeta).

Silvia Isella e Giuseppe Antonelli, attuale presidente della Centro Manoscritti di Maria Corti.
Difficilmente riesco, ultimamente, a straniarmi dalla mia realtà quotidiana come quando sono immersa nel mio mondo letterario e poetico. Ebbene, Pavia è riuscita a regalarmi veramente ore spensierate e appassionate inseguendo le molteplici stelle di Angelo. Sono veramente tanti e disparati gli ambiti di ricerca del Professore d’acqua dolce, chiamato affettuosamente dai suoi amici Mister, ossia Magister all’inglese, per ricordare il sodalizio con il Gran Lombardo Gianni Brera e la passione per il pallone; a lui, così profondo e semplice ad un tempo, figlio dello stile humilis di Agostino (non a caso gloria pavese), erano consoni tutti gli argomenti legati alle piccole cose della quotidianità: a lui ad esempio va attribuito il merito di aver avviato un Archivio delle voci e delle memorie per un Museo dell’Oralità, fra cui campeggiano anche le testimonianze delle mondine; al filone comico realistico va ricondotta la sua fenomenale scoperta in due testimoni della Trivulziana del canzoniere del maudit Fabio Varese, l’apripista della letteratura lombarda, condotta negli anni Settanta. Ma non si debbono certo dimenticare gli studi sul Castiglione e in particolare sulla prima redazione perduta del Cortegiano e sull’epistolario dello scrittore e uomo d’arme mantovano di origini, e formatosi nella Milano del Moro; con “el” Professore possiamo finalmente dare un volto a quella lingua lombarda sovraregionale che lungamente si contese la palma di koiné ufficiale letteraria e diplomatica prima del diktat bembiano del 1525, che comunque non aveva fatto presa da subito a largo spettro, in particolare sulle scritture minori (ad esempio, la nostrana Cronaca del Tatto, benché posteriore di qualche decennio alle Prose della Volgar Lingua, non è certo scritta in italiano ma in questa koiné).

Non penso sia il caso di fare un report completo dell’evento. Certamente, voglio ricordare la passione di Angelo Stella per la linguistica in cucina (le sue “Povere cene di Lombardia” pubblicate per l’Università di Parma mi fecero innamorare di lui e della linguistica anni or sono, quando ero ancora una giovane apprendista redattrice gastronomica); l’amore per la pesca e il suo lago, testimoniati da una sua pubblicazione del tutto eccentrica sul coregone del lago di Monate di qualche lustro fa; l’interesse dichiarato – e dichiaratamente cristiano – per le voci degli emarginati, dei sofferenti, degli ultimi, a cominciare da quel Fermo Spolino il cui filo sarebbe approdato nel suo adorato Renzo Tramaglino, il personaggio in assoluto prediletto da Angelo. In questo, è stato ricordato, negli studi dialettali differiva dal collega e conterritoriale Isella: quest’ultimo dedito al Porta e al Parini, a personaggi e scritture più elitarie, lui invece a Delio Tessa e Fabio Varese, sulla cui strada immaginava, con l’immaginazione fervida formatasi nel segno visionario di Maria Corti, si fosse imbattuto il suo carissimo Renzo e – aggiungo e concludo io, sapendo che di Lassù ora finalmente ha sciolto l’enigma dei sonelli – forse anche il giovane Dante del sonetto della Garisenda.

La sede centrale dell’Università di Pavia in Strada Nuova, vista dopo la fine del convegno, che si è protratto ben oltre il tramonto.
Piccolo poscritto. Sono sicura che al Professore sarebbe piaciuta la mia piccola Maria Mazzacana, la cuntastori che ho ritrovato dalle carte d’archivio varesine e che domani, nel suo giorno, tornerà a rivivere con il Calandari do Ra Famiglia Bosina per or 2025. E ora mi perdonerete qualche scatto… autoreferenziale. Il giornalismo varesino, benché maudit, c’era 🙂



- I relatori della giornata sono stati, dopo i saluti di Giorgio Panizza, Presidente della Fondazione Maria Corti, nell’ordine Marzio Porro, Mirko Volpi, Umberto Morando, Roberto Vetrugno, Giuseppe Polimeni (assente per concomitanti impegni alla Fondazione Verga in Catania, il suo intervento riguardante uno studio giovanile di Stella sul Pascoli, pubblicato su Paragone di Roberto Longhi e Anna Banti, è stato letto da un collega), Silvia Isella, Sara Pacaccio, Pietro Gibellini e Fabio Pusterla. A presiedere le due sessioni, mattutina e pomeridiana, Maria Antonietta Grignani e Giuseppe Antonelli. ↩︎
- In realtà i 150 dell’AGI cadevano nel 2023. ↩︎

Durante il viaggio, uno scatto lacustre dal finestrino del passeggero.